Arpa FVG e metabarcoding del suolo: una “radiografia” della biodiversità microbica in anticipo sulla Direttiva UE
20/01/2026
Nel lessico dell’ambiente, “suolo” è spesso una parola che sembra ferma, quasi geologica; poi arriva la biologia a ricordare che sotto i piedi esiste una comunità vastissima, mobile, sensibile alle pressioni climatiche e chimiche, determinante per fertilità, cicli dei nutrienti e resilienza degli ecosistemi. In questa prospettiva si colloca lo studio preliminare realizzato dal Laboratorio di Arpa FVG per valutare la biodiversità di funghi e batteri nei suoli tramite metabarcoding, una scelta metodologica che punta a misurare rapidamente “chi c’è” e in quali proporzioni, includendo anche microrganismi che non si riescono a coltivare in laboratorio.
Il lavoro nasce anche per rispondere ai requisiti della Direttiva (UE) 2025/2360 del 12 novembre 2025 sul monitoraggio e la resilienza del suolo (nota anche come Soil Monitoring Law), che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 17 dicembre 2028: muoversi ora significa arrivare preparati quando la parte “normativa” diventerà pratica operativa, con metriche, soglie e procedure.
Metabarcoding: identificare le specie dal DNA senza “coltivarle”
Il metabarcoding sfrutta un’idea intuitiva: in ogni specie esistono regioni del DNA abbastanza caratteristiche da funzionare come un identificativo, simile a un codice a barre. Su un campione ambientale si estraggono i frammenti genetici, poi si procede con tecniche NGS (Next Generation Sequencing), ottenendo una mappa delle sequenze presenti; da lì si ricostruisce la composizione della comunità microbica e, in termini relativi, la sua abbondanza.
L’approccio ha un valore pratico per chi monitora: restituisce una fotografia ampia e sensibile, utile a confrontare siti diversi, a leggere segnali di stress, a cogliere cambiamenti che con metodi tradizionali rischiano di restare invisibili o troppo lenti da misurare su scala.
Il protocollo Arpa FVG: MiSeq Illumina, 16S per batteri e ITS per funghi
Nel lavoro descritto da Arpa FVG, la metodologia sviluppata prevede il sequenziamento di due regioni specifiche mediante piattaforma MiSeq® Illumina®, con software dedicato per l’analisi dei dati. Per i batteri è stato usato il marcatore 16S, mentre per i funghi la regione ITS (non codificante), scelta diffusa negli studi di diversità fungina per la sua capacità discriminante.
Questa impostazione consente un doppio livello di lettura: da una parte la presenza/assenza (quali taxa compaiono), dall’altra le proporzioni relative, cioè il “peso” di ciascun gruppo nel campione. Per un ente pubblico che opera su matrici ambientali reali, con tempistiche e necessità di comparabilità, il punto è proprio qui: trasformare la complessità biologica in un’informazione utilizzabile, senza semplificarla fino a renderla irrilevante.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to