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Artigianato veneto, 35mila donne al timone: più resilienti, ma frenate da burocrazia e credito

02/03/2026

Artigianato veneto, 35mila donne al timone: più resilienti, ma frenate da burocrazia e credito

In Veneto l’imprenditoria artigiana femminile non è una presenza accessoria, ma una componente strutturale del sistema produttivo regionale. A fine 2025 le donne con cariche nelle imprese artigiane sono 34.966, pari al 22,8% del totale: una quota superiore alla media nazionale (21,9%) che colloca il Veneto al secondo posto in Italia dopo la Lombardia.

I dati, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto su fonte Unioncamere-Infocamere, restituiscono una fotografia nitida: una presenza diffusa in tutte le province, con incidenze più elevate a Rovigo (25%), Vicenza (23,3%) e Treviso (23,1%).

È in questo contesto che si inserisce l’elezione di Veronica Bonsi, imprenditrice rodigina nel settore delle telecomunicazioni, alla presidenza del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Veneto.

Giovani, radicate e resilienti

Il profilo dell’imprenditrice artigiana veneta emerge con chiarezza anche da un’indagine interna condotta tra le associate. Quasi il 75% avvia il proprio percorso prima dei 35 anni. Nel 49% dei casi si tratta di un passaggio generazionale, ma oltre un terzo delle imprenditrici crea l’attività da zero, segno di una spinta autonoma e di una propensione all’iniziativa.

Il 47,5% ricopre il ruolo di titolare, poco meno di un terzo è socia. Le imprese sono per lo più di piccole dimensioni: il 59% conta tra 1 e 9 addetti, con una forte radicazione territoriale.

Sul piano settoriale, il 47,1% opera nei servizi alla persona, il 30,5% nel manifatturiero, l’11,4% nei servizi alle imprese e il 10,2% nelle costruzioni. Ambiti che confermano il peso delle donne nell’economia reale e nei comparti a più alta prossimità con le comunità locali.

Nel confronto con la dinamica generale dell’artigianato, le imprenditrici mostrano una maggiore capacità di tenuta. Dal 2016 al 2025 le donne con cariche sono diminuite del 6,3% (da 37.308 a 34.966), mentre gli uomini hanno registrato un calo del 14% (da 138.096 a 118.673). Nell’ultimo anno la contrazione femminile è stata dell’1,2%, inferiore al dato complessivo del 1,9%.

Ostacoli strutturali e politiche da ripensare

Le criticità restano tuttavia significative. Il 54,5% delle imprenditrici indica nella burocrazia il principale ostacolo, spesso percepita come sproporzionata rispetto alla dimensione delle microimprese. Seguono la conciliazione tra lavoro e vita privata (53,4%) e le difficoltà di accesso al credito e alla liquidità (41,7%). Il 27,1% segnala inoltre la carenza di tempo per formazione e aggiornamento professionale.

Un dato colpisce: solo un’impresa femminile su quattro ha utilizzato misure di sostegno dedicate. “Non per mancanza di bisogno – osserva la neo presidente Veronica Bonsi – ma spesso per scarsa conoscenza delle opportunità o per requisiti poco coerenti con la realtà dell’artigianato”.

Per Bonsi occorre interrogarsi sull’efficacia delle politiche pubbliche: le risorse devono essere realmente accessibili e calibrate sulle micro e piccole imprese. “Sostenere l’imprenditoria femminile non è solo una politica di genere, ma una scelta di sviluppo”, afferma, indicando nella collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria e sistema bancario la chiave per rafforzare il tessuto produttivo.

Accanto a lei è stata confermata vicepresidente Antonella Boldrin di Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia.

Con quasi 35mila donne al timone, l’artigianato veneto dimostra una capacità di adattamento che merita strumenti adeguati. Non si tratta soltanto di sostenere singole imprese, ma di riconoscere e valorizzare una componente essenziale dell’economia regionale.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.