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Bilancio 2026 e rischio naturale: un fondo nuovo, una sfida antica

21/01/2026

Bilancio 2026 e rischio naturale: un fondo nuovo, una sfida antica

La Legge di bilancio 2026 introduce un fondo dedicato alla riduzione dell’esposizione del territorio nazionale ai rischi legati a eventi imprevedibili. È una scelta che si colloca dentro un punto di frizione noto: l’Italia spende molto quando l’emergenza è già esplosa, molto meno quando si tratta di ridurre la probabilità che quell’emergenza diventi catastrofe. In questo senso, il nuovo fondo viene letto da CNA Costruzioni come un segnale politico incoraggiante, perché sposta l’attenzione dal “dopo” al “prima” e riconosce, almeno in parte, la necessità di politiche strutturali orientate alla prevenzione.

La novità non sta soltanto nell’esistenza di una linea di finanziamento, ma nella sua finalità dichiarata: interventi e lavori mirati alla riduzione dei rischi naturali, con un potenziale impatto su sicurezza del territorio, infrastrutture e insediamenti produttivi e abitativi. Il tema, per chi lavora nell’edilizia e nelle opere pubbliche, è immediatamente concreto: prevenzione significa cantieri di consolidamento, manutenzione, adattamento, monitoraggio, riduzione della vulnerabilità, interventi diffusi che raramente fanno notizia, ma cambiano davvero il livello di esposizione di una comunità.

Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione: cosa cambia nel metodo

CNA Costruzioni insiste da tempo su un punto: l’emergenza non può essere un modello di governo. Gli eventi estremi, per definizione, chiedono risposte rapide; ma una politica pubblica che si muove solo quando l’impatto è già avvenuto finisce per rincorrere, accumulando costi economici e sociali, oltre a una quota inevitabile di inefficienza.

La destinazione delle risorse a interventi specifici è quindi un primo passo verso una maggiore sistematicità: significa ammettere che la messa in sicurezza non è un capitolo episodico, ma un programma. Se si passa dall’idea di “riparare” all’idea di “ridurre la vulnerabilità”, cambiano anche le priorità tecniche: diventano centrali la programmazione, la selezione degli interventi, l’ordine di urgenza basato su dati e rischio, la capacità di garantire continuità ai lavori senza lasciare i territori in attesa tra un’emergenza e l’altra.

Governance e risorse: il nodo della scala finanziaria

Nel giudizio espresso da CNA Costruzioni, un elemento positivo riguarda l’impianto di governance: il rafforzamento del ruolo di Casa Italia e l’orientamento verso un coordinamento interistituzionale. È un punto delicato, perché la prevenzione vive spesso di competenze spezzate: livelli diversi di governo, strumenti diversi di programmazione, tempi amministrativi che non coincidono con la velocità dei fenomeni e con le necessità del territorio.

Resta però la questione più rilevante, e meno risolvibile con una buona architettura organizzativa: la dotazione finanziaria. CNA Costruzioni la considera limitata rispetto alla dimensione e alla diffusione dei rischi che attraversano il Paese. È un’osservazione che non ha bisogno di retorica: la prevenzione, per funzionare, deve essere stabile, pluriennale e di scala superiore, perché interviene su un patrimonio vastissimo e su vulnerabilità che non si risolvono con progetti isolati.

Il fondo, in questa lettura, vale come segnale politico e come innesco, ma non basta da solo a cambiare paradigma. La richiesta implicita è chiara: rafforzarlo nei prossimi esercizi e integrarlo pienamente con la programmazione nazionale ed europea, così che la prevenzione smetta di essere una voce “aggiuntiva” e diventi una componente strutturale delle politiche per il territorio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to