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Caso Silva, confronto a Palazzo Balbi: i sindaci del Piovese chiedono tutele sulle falde e un percorso più condiviso

22/01/2026

Caso Silva, confronto a Palazzo Balbi: i sindaci del Piovese chiedono tutele sulle falde e un percorso più condiviso

A Palazzo Balbi si è consumato un passaggio che, al di là della forma istituzionale, fotografa bene la tensione tipica dei procedimenti ambientali quando toccano l’acqua: i sindaci del Piovese hanno portato alla Regione Veneto le proprie preoccupazioni sulle possibili ricadute dell’impianto che l’azienda Silva ha chiesto di realizzare a Montecchio Precalcino, nel Vicentino. Al tavolo l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini e la struttura tecnica dell’assessorato, chiamata a tradurre timori politici e sociali in elementi verificabili, misurabili, discutibili nel merito.

Il punto non è soltanto “essere contrari” o “essere favorevoli”. Il punto, hanno insistito i primi cittadini, è che l’area interessata porta con sé precedenti criticità e che il collegamento idrogeologico, tramite falde, non si ferma ai confini amministrativi: dal Vicentino la preoccupazione scivola verso la Bassa Padovana e lo stesso Piovese.

Perché il Piovese teme effetti a catena sulle risorse idriche

Le amministrazioni coinvolte chiedono cautela perché, quando entra in gioco la falda, l’errore non si misura nel breve periodo e spesso non resta locale. Una contaminazione, anche circoscritta, tende a muoversi con tempi lunghi e con traiettorie che raramente rispettano la geografia dei Comuni. È su questo che i sindaci hanno costruito il loro intervento: tutela delle comunità e delle risorse idriche, in un contesto che richiede un livello di prudenza superiore alla media.

Sul piano politico, il tema diventa inevitabilmente anche un tema di fiducia: i territori chiedono di sapere, con chiarezza, quali siano gli impatti attesi e quali strumenti di salvaguardia siano davvero in campo, prima che l’iter autorizzativo produca punti di non ritorno.

La posizione della Regione: vigilanza sull’iter e perimetrazione delle aree di salvaguardia

Venturini ha rivendicato un’attenzione “fin dall’inizio” sul procedimento, rafforzata dopo la lettera dei sindaci, e ha assicurato vigilanza sull’iter e sul progetto, con l’obiettivo di dare risposte puntuali ai territori. Non è un dettaglio di comunicazione: in queste pratiche la differenza la fanno i passaggi tecnici, i pareri, le integrazioni richieste, la capacità dell’amministrazione regionale di pretendere documentazione completa e coerente.

C’è poi un impegno specifico che pesa più di altri: la Regione ha annunciato che la perimetrazione delle aree di salvaguardia verrà completata “entro pochi mesi”, con un traguardo indicativo fissato intorno ad aprile. È un passaggio che, se mantenuto, può incidere sul quadro delle tutele e sulla lettura degli eventuali rischi ambientali, perché definisce meglio dove l’acqua va protetta in modo rafforzato e con quali vincoli.

Il nodo del coinvolgimento: dentro il percorso anche i Comuni del Padovano

I sindaci del Piovese hanno chiesto che il procedimento non resti una partita giocata soltanto tra Vicentino e Regione, ma che preveda un coinvolgimento più strutturato anche dei Comuni del Padovano potenzialmente interessati. È una richiesta che punta a ridurre il rischio di conflitti “a valle”, quando le decisioni sono già state prese e l’unica leva rimasta è la contrapposizione.

L’assessorato ha dichiarato disponibilità a fare da tramite con i Comuni vicentini per ampliare il dialogo istituzionale; e, a conferma della volontà di mantenere aperto il confronto, Venturini incontrerà anche i sindaci dei Comuni vicentini il giorno successivo, proseguendo l’istruttoria politica attorno alle valutazioni tecniche in corso.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.