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Cooperazione sociale e lavoro: l’approccio IPS come leva per l’autonomia nel sistema sanitario

01/02/2026

Cooperazione sociale e lavoro: l’approccio IPS come leva per l’autonomia nel sistema sanitario

Il sistema sanitario è chiamato a misurarsi con bisogni che non si esauriscono nella gestione dell’emergenza o dell’evento acuto. La sfida, oggi, riguarda soprattutto la capacità di accompagnare le persone lungo percorsi di vita segnati da cronicità, fragilità e dal diritto a una piena autonomia, compresa quella lavorativa. In questo quadro, il ruolo della cooperazione sociale emerge come elemento strutturale e non accessorio.

A ribadirlo è stato Riccardo Riccardi, assessore alla Salute e alle Politiche sociali della Regione Friuli Venezia Giulia, intervenendo a Udine al workshop dedicato al metodo Individual Placement and Support (IPS). L’incontro, promosso dal Consorzio Il Mosaico in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale e con la partecipazione di Ipsilon APS, ha offerto un’occasione di confronto su politiche attive del lavoro e inclusione delle persone con disabilità.

Il metodo IPS e il superamento dei modelli tradizionali

Il metodo IPS si fonda su un principio chiaro: il lavoro non è una tappa finale, ma uno strumento terapeutico e di inclusione da attivare fin dall’inizio del percorso. L’inserimento nel mercato del lavoro precede la formazione, ribaltando schemi consolidati che spesso hanno prodotto esclusione o attese prolungate. Un’impostazione che richiede coordinamento, flessibilità organizzativa e una forte integrazione tra servizi sanitari, sociali e mondo produttivo.

Secondo Riccardi, il sistema attuale resta ancora sbilanciato su una lettura sanitaria centrata sull’acuzie, mentre il tempo presente è caratterizzato da bisogni di lungo periodo che chiedono risposte continue e personalizzate. In questo scenario, la cooperazione sociale rappresenta un alleato strategico, capace di intercettare i bisogni reali delle persone e di costruire percorsi concreti di autonomia.

Integrazione sociosanitaria e responsabilità condivisa

Il nodo centrale riguarda l’organizzazione dei servizi. Spingere sull’integrazione sociosanitaria significa superare sia l’idea che il pubblico debba fare tutto, sia le resistenze di chi difende assetti consolidati lontani dalle esigenze dei cittadini. L’approccio multidisciplinare diventa allora una necessità, non una scelta opzionale, e chiama in causa competenze diverse che devono dialogare in modo strutturato.

Il sistema della cooperazione, in questa prospettiva, è chiamato a riaffermare i principi di sussidiarietà e solidarietà, contribuendo a migliorare la qualità delle risposte offerte dal servizio pubblico. Non come supplenza, ma come parte integrante di un modello che mette al centro la persona, la sua dignità e la possibilità di costruire un progetto di vita attivo.

Il metodo IPS, discusso a Udine, si inserisce dunque in una visione più ampia di evoluzione del sistema sanitario e sociale, orientata a valorizzare il lavoro come strumento di salute, inclusione e qualità della vita. Una direzione che richiede coraggio politico, innovazione organizzativa e un’alleanza stabile tra istituzioni e cooperazione sociale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to