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Export negli USA, il farmaceutico traina il 2025 ma il Made in Italy arretra

02/03/2026

Export negli USA, il farmaceutico traina il 2025 ma il Made in Italy arretra

L’effetto dei dazi si avverte, anche se non emerge immediatamente dal dato complessivo. Nel 2025 l’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2%, ma a determinare l’incremento è stato quasi esclusivamente il comparto farmaceutico. È quanto evidenzia l’elaborazione dei dati Istat realizzata dall’Area Studi e ricerche della CNA.

Il settore farmaceutico ha registrato un balzo del 54%, raggiungendo i 15,7 miliardi di euro e diventando il primo comparto per valore esportato negli USA, con una quota del 22,7% sul totale. Senza il contributo dei farmaci, però, le vendite sul mercato americano mostrano un arretramento dell’1,7% (pari a 863 milioni di euro). Ancora più marcata la flessione delle produzioni tipiche del Made in Italy, in calo del 3,7% (-1,3 miliardi), in controtendenza rispetto alla crescita dell’1,7% dell’export complessivo italiano nel mondo.

Dazi e settori tradizionali in difficoltà

A soffrire sono soprattutto i comparti che rappresentano l’ossatura delle piccole e medie imprese italiane. Le esportazioni alimentari segnano -4,5% (-348 milioni), l’automotive arretra del 18,5% (-655 milioni), i mobili registrano -8,2% (-131 milioni), i prodotti in metallo -7,9% (-249 milioni), la meccanica -3,4% (-435 milioni).

La filiera della moda (tessile, abbigliamento e pelletteria) riesce invece a chiudere l’anno in positivo, con 5,7 miliardi di euro e una crescita del 2,4%, sostenuta dall’andamento dell’ultimo trimestre (+5,6%).

Secondo il presidente CNA Dario Costantini, “l’analisi delle vendite negli Stati Uniti rivela che i dazi hanno avuto un impatto negativo sui settori tradizionali del Made in Italy e quindi sulle piccole imprese, per le quali il mercato americano vale oltre il 16% del totale delle esportazioni”. Da qui la richiesta di maggiore stabilità nel commercio internazionale e di strumenti per accompagnare le imprese verso nuovi mercati.

Il ruolo del farmaceutico e le dinamiche globali

Il comparto farmaceutico ha inciso in modo rilevante anche sull’interscambio complessivo. A livello globale le esportazioni del settore sono cresciute del 28,5%, con picchi del 111% in Francia e del 156% in Spagna; valore raddoppiato in India. Di contro, flessioni del 13,2% in Germania e dell’1% nel Regno Unito. L’ampiezza delle variazioni suggerisce una riorganizzazione dei flussi commerciali da parte delle multinazionali.

Sul fronte opposto, l’import italiano di prodotti farmaceutici dagli Stati Uniti è raddoppiato (+100%) e rappresenta quasi la metà degli acquisti complessivi dall’altra sponda dell’Atlantico (14,6 miliardi su 35), con un’accelerazione particolarmente marcata a dicembre (+362%).

L’incertezza dei primi mesi del 2025 e l’accordo siglato a luglio tra Stati Uniti e Unione Europea sulle tariffe hanno influenzato l’andamento dell’interscambio. Per l’Italia il risultato è una riduzione dell’avanzo commerciale, dovuta anche all’incremento del 42,1% delle importazioni di prodotti manifatturieri nell’intero anno, con un picco dell’80% nel solo mese di dicembre.

Nel complesso, mentre il 2025 si chiude con un export globale italiano in crescita dell’1,7% – trainato da UE (+2,6%), Regno Unito (+3,4%), Paesi Opec (+9,4%) e India (+4%) – resta la flessione a doppia cifra verso la Cina (-13,4%). Il dato americano, depurato dall’exploit farmaceutico, racconta una dinamica più fragile per il cuore manifatturiero del Made in Italy.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to