Giorno della Memoria, Stefani: “Un dovere morale e un argine all’odio”
27/01/2026
Nel Giorno della Memoria, il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani richiama il senso più profondo di una ricorrenza che, ogni anno, mette alla prova la coscienza civile del Paese: ricordare la Shoà come debito morale verso le vittime e, insieme, come impegno a impedire che l’odio torni a diventare sistema, linguaggio pubblico, prassi accettata. Le sue parole si collocano in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni quotidiane, dove la storia smette facilmente di apparire “passato” e torna a farsi materia viva.
Stefani parla di un orrore che travolge l’uomo quando si lascia campo all’odio, legando la memoria non a un esercizio di commemorazione, ma a un lavoro attivo: alimentare pace, rispetto e tolleranza come fondamenta della società. Il punto non è soltanto ricordare, ma comprendere cosa rende possibile l’abisso: l’indifferenza, la disumanizzazione, la normalizzazione del pregiudizio.
Il Ghetto di Venezia e la ferita delle deportazioni
Nel suo intervento il presidente annuncia la partecipazione alle celebrazioni al Ghetto di Venezia, luogo che concentra mezzo millennio di storia e che, durante l’occupazione nazista, conobbe la persecuzione nella sua forma più brutale. Stefani ricorda gli oltre 240 ebrei veneziani deportati, citando in particolare gli anziani ospiti della Casa di Riposo Israelitica, colpiti nella razzia dell’agosto 1944: un passaggio che riporta la tragedia alla sua dimensione concreta, fatta di nomi, case, strade, corpi fragili trascinati via.
Il richiamo al Ghetto ha un valore ulteriore: non è un “simbolo astratto”, ma un luogo che inchioda alla responsabilità, perché conserva tracce e testimonianze storiche inconfutabili. È qui che Stefani inserisce un monito esplicito contro chi, ancora oggi, ritiene innocuo giocare con accenti di antisemitismo nella contrapposizione politica e ideologica: una frase che non cerca effetti, ma un confine netto, indicato come limite “insuperabile”.
La responsabilità del presente e il ricordo dei Giusti
Nella parte conclusiva, Stefani lega la memoria al senso di responsabilità: di fronte all’orrore, ricorda, c’è stato anche chi non si è voltato dall’altra parte. E in questo passaggio richiama con orgoglio la sessantina di veneti a cui è stato riconosciuto il titolo di Giusto tra le Nazioni, per aver nascosto e salvato persone perseguitate. È un modo per spostare l’attenzione dalla sola cronaca del male a una domanda più scomoda e necessaria: cosa significa scegliere, quando scegliere espone a rischi personali, quando la legge stessa diventa ingiusta.
Il Giorno della Memoria, nelle parole del presidente, resta quindi un dispositivo civile: un richiamo a non banalizzare l’odio, a non concedergli spazio “per gioco”, a riconoscere che i semi della disumanizzazione germogliano spesso in frasi tollerate, in ammiccamenti, in scorciatoie identitarie. E proprio per questo la memoria, se vuole restare utile, deve restare vigile.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to