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Mismatch 2026 a Pistoia e Prato: imprese che assumono, profili che mancano e nuove strade per colmare il vuoto

26/01/2026

Mismatch 2026 a Pistoia e Prato: imprese che assumono, profili che mancano e nuove strade per colmare il vuoto

A Pistoia, durante la presentazione del Report Mismatch 2026 dedicato alle aree di Pistoia e Prato, la sensazione più netta non è stata quella di un mercato del lavoro “fermo”, bensì di un sistema che corre con una zavorra: le imprese cercano, programmano assunzioni, investono, ma spesso non trovano le competenze necessarie nel momento in cui servono. Dario Costantini, presidente nazionale CNA, ha parlato apertamente di emergenza, richiamando un dato che pesa come un macigno per chi fa impresa: a livello nazionale solo l’11% delle aziende riesce a individuare profili idonei, mentre un 33% non intercetta nemmeno un candidato.

Il tema non riguarda soltanto il numero delle posizioni, ma la qualità dei mestieri richiesti e la capacità del territorio di formare, trattenere e attrarre persone con competenze tecniche, digitali e specialistiche. Nei prossimi cinque anni, secondo CNA, il sistema delle piccole imprese avrà bisogno di circa 750mila lavoratori: una proiezione che, letta insieme alle difficoltà attuali, rende evidente quanto non basti “cercare di più”, se non si cambia anche il modo di costruire l’incontro tra domanda e offerta.

Pistoia e Prato: il lavoro c’è, ma resta scoperto

Il report entra nel dettaglio provinciale e descrive una dinamica simile su entrambe le aree, con numeri che aiutano a capire dove si annida il problema. In provincia di Pistoia oltre 4.400 imprese prevedono nuove assunzioni, soprattutto nei settori legati a manifattura e artigianato: circa 2.900 cercano operai specializzati e più di 1.500 tecnici. Eppure, per effetto delle difficoltà di reperimento, si stima che soltanto 2.600 posizioni possano essere effettivamente coperte, mentre circa 1.800 rischiano di restare sospese.

A Prato il quadro è ancora più ampio: circa 4.900 imprese prevedono inserimenti nei prossimi anni; oltre 2.500 sono alla ricerca di operai specializzati e circa 1.070 di tecnici. Anche qui l’imbuto è evidente: poco meno di 3.000 posti potrebbero trovare copertura, mentre circa 2.000 resterebbero scoperti. Tradotto in termini quotidiani, significa commesse più difficili da gestire, tempi che si allungano, investimenti rimandati; per chi si forma, invece, significa una finestra reale di opportunità, a patto di scegliere percorsi coerenti con ciò che le aziende chiedono.

Formazione, attrattività e “corridoi professionali”: le leve messe sul tavolo

Nel dibattito, CNA ha indicato una risposta che prova a tenere insieme due livelli: la costruzione di filiere formative locali e un’azione più ampia sul fronte della manodopera. Costantini ha ricordato il protocollo con il Ministro dell’Istruzione e del Merito e ha annunciato l’avvio di un progetto europeo sui “corridoi professionali”: una scuola professionale in Egitto dove formare giovani, insegnare lingua italiana, regole e mestieri richiesti dalle imprese, con un arrivo regolare in Italia già collegato a un posto di lavoro e a tre mesi di supporto abitativo. La logica dichiarata è doppia: per 150 lavoratori formati e inseriti in Italia, altrettanti restano nel Paese d’origine, con competenze spendibili nelle aziende locali.

Sul territorio, la discussione si è spostata su tre snodi operativi indicati anche dai rappresentanti CNA Toscana Centro: rendere l’area più attrattiva per giovani competenti (non con slogan, ma con lavoro di qualità, crescita professionale, servizi e collegamenti reali tra scuola e impresa); creare condizioni favorevoli alla nascita di nuove aziende e alla trasformazione di quelle esistenti verso modelli più innovativi e sostenibili; rilanciare l’impresa diffusa, puntando su manifattura e servizi ad alto valore aggiunto.

A Pistoia, in particolare, sono state richiamate tre leve concrete: il consolidamento dell’ITS Prime sulla meccanica come polo di formazione avanzata legato alle imprese; l’accordo tra Università di Firenze, Comune di Pistoia e Fondazione Caript per riportare una presenza universitaria sul territorio; l’avvio dei percorsi 4+2, che rafforzano l’asse scuola–ITS–sistema produttivo. Se queste traiettorie reggono nel tempo, il mismatch smette di essere una fotografia annuale e diventa un problema affrontato con strumenti strutturali, misurabili, verificabili.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to