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Stefani a Trieste rilancia il GECT: “Cooperazione concreta tra Regioni europee”

24/03/2026

Stefani a Trieste rilancia il GECT: “Cooperazione concreta tra Regioni europee”
Regione Veneto

Il GECT Euregio Senza Confini torna al centro del confronto istituzionale tra territori europei confinanti e, nell’assemblea riunita questa mattina a Trieste, il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani ha rilanciato il significato politico e operativo di uno strumento che, a oltre dieci anni dalla sua costituzione, continua a rappresentare un punto di riferimento per la cooperazione transfrontaliera tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Land Carinzia.

L’organismo, nato nel 2012, viene indicato dalle istituzioni coinvolte come un modello già maturo di collaborazione europea, capace di superare una visione astratta dell’integrazione per tradurla in rapporti diretti tra amministrazioni, progetti comuni e obiettivi condivisi. È proprio su questo aspetto che Stefani ha insistito con maggiore decisione, parlando del GECT come di uno strumento importante per consolidare un’Europa delle Regioni fondata su relazioni concrete e su forme di autonomia orizzontale che, ha ricordato, trovano già una loro base nell’ordinamento italiano.

Un’Europa delle Regioni costruita su progetti condivisi

Nel corso del suo intervento, il presidente del Veneto ha spiegato che il valore del GECT non risiede in nuove sovrastrutture normative, ma nella capacità di rendere più forte la collaborazione tra territori che condividono interessi strategici, snodi infrastrutturali, relazioni economiche e una visione comune su diversi fronti di sviluppo. Il punto, nella lettura proposta da Stefani, non è dunque immaginare ulteriori cornici formali, ma utilizzare in modo più efficace quelle già esistenti per far crescere iniziative comuni e aumentare la capacità di attrarre risorse e finanziamenti europei.

Tra gli ambiti richiamati con maggiore attenzione c’è quello della sostenibilità, indicato come uno dei terreni sui quali la cooperazione tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Carinzia può esprimere risultati più significativi. In un contesto europeo nel quale la capacità di lavorare insieme su temi ambientali, mobilità, energia e gestione del territorio pesa sempre di più anche nell’accesso ai fondi comunitari, il GECT viene presentato come uno strumento utile per trasformare la prossimità geografica in una leva di sviluppo istituzionale ed economico.

Il ragionamento di Stefani si inserisce in una linea che punta a rafforzare il ruolo delle Regioni non come semplici articolazioni amministrative, ma come soggetti capaci di dialogare direttamente tra loro, costruendo alleanze operative e valorizzando interessi convergenti. In questa prospettiva, il GECT appare come una piattaforma stabile di confronto e progettazione, più che come un organismo meramente rappresentativo.

Scuola, giovani e identità territoriale al centro del percorso

Accanto ai temi della cooperazione istituzionale e della progettazione europea, Stefani ha voluto porre l’accento anche su un altro versante considerato decisivo: quello dell’istruzione. Secondo il presidente del Veneto, il tema della scuola deve occupare una posizione centrale nell’attività del GECT, perché la costruzione di una vera identità locale e transfrontaliera passa anche dalla capacità di far conoscere alle nuove generazioni le opportunità offerte da questi strumenti di cooperazione.

Il riferimento ai giovani non ha un valore simbolico o accessorio. Coinvolgerli significa, nella logica espressa durante l’assemblea, rendere più solida nel tempo una cultura della collaborazione europea che non resti confinata ai livelli istituzionali, ma venga percepita anche come occasione concreta di formazione, scambio e crescita per i territori. In altre parole, il GECT può diventare tanto più incisivo quanto più riesce a essere compreso e vissuto anche fuori dagli ambiti strettamente amministrativi.

È in questa chiave che il presidente ha proposto di ospitare in Veneto il prossimo appuntamento istituzionale del Gruppo europeo di cooperazione territoriale, indicando Venezia come possibile sede della futura assemblea. Una proposta che ha anche un chiaro significato politico: consolidare la presenza del Veneto dentro questo percorso e rafforzarne la visibilità come attore centrale della cooperazione interregionale nell’area alpino-adriatica.

Il passaggio di consegne con la Carinzia

Nella parte finale dell’intervento, Stefani ha rivolto un ringraziamento al governatore della Carinzia Peter Kaiser per il lavoro svolto e per il contributo offerto alla crescita del GECT in questi anni. Contestualmente ha salutato l’ingresso del consigliere di Stato Daniel Fellner, che dal prossimo 8 aprile subentrerà a Kaiser nel ruolo di presidente.

Il passaggio di consegne, nelle parole del presidente veneto, viene letto in un clima di continuità istituzionale e di fiducia nella prosecuzione di un cammino comune già ben avviato. Il messaggio che arriva dall’assemblea di Trieste è dunque quello di una cooperazione che non si esaurisce nei rapporti formali tra enti confinanti, ma prova a strutturarsi come spazio stabile di iniziativa politica, amministrativa e progettuale, con l’obiettivo di dare maggiore peso ai territori nel quadro delle politiche europee.

Per il Veneto, la partecipazione al GECT Euregio Senza Confini continua così a rappresentare una leva per consolidare relazioni strategiche con realtà vicine, sviluppare progettualità comuni e rafforzare una presenza europea costruita non su dichiarazioni generiche, ma su collaborazioni operative e interessi condivisi.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.