Trasporto merci sotto pressione: quando il lavoro costa più del carburante
10/02/2026
Il settore del trasporto merci in Veneto attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da un paradosso che fotografa con chiarezza la portata del cambiamento in atto. Per la prima volta, la voce di spesa principale non è più il carburante, storicamente dominante, ma il costo del personale. Un dato che sintetizza una tensione strutturale crescente, fatta di burocrazia, aumento dei costi operativi e difficoltà di reperimento della manodopera, in un comparto che continua a essere essenziale per l’economia regionale.
L’allarme arriva dalla Confartigianato Imprese Veneto, attraverso la Federazione Trasporti, che segnala come oggi il costo del lavoro incida per il 35% sui bilanci delle imprese, superando il gasolio fermo al 30%. Una soglia simbolica che segna il superamento di un modello economico consolidato e obbliga le imprese, soprattutto micro e piccole, a ripensare il proprio equilibrio finanziario.
Meno imprese, più lavoro: il paradosso occupazionale
Secondo Michele Varotto, presidente della Federazione Trasporti, il settore non soffre per mancanza di domanda, bensì per un disequilibrio economico sempre più difficile da sostenere. Accanto al lavoro e al carburante, pesano l’aumento dei costi di magazzino, officine, logistica, servizi collegati, energia e manutenzione dei mezzi, riducendo drasticamente i margini e spingendo molte imprese a rinviare investimenti strategici.
I numeri confermano la complessità del quadro. Tra il 2020 e l’inizio del 2025, in Veneto si contano circa 1.000 imprese artigiane del trasporto merci in meno; nell’ultimo decennio la perdita complessiva sale a 2.000 aziende, secondo l’analisi della CGIA di Mestre. Eppure, il fabbisogno occupazionale resta elevato: per il 2025 sono previste quasi 19.000 nuove entrate, ma il 63% delle assunzioni risulta di difficile reperimento, soprattutto per mancanza di candidati.
Logistica in crescita e trasformazione del modello
Accanto al trasporto merci tradizionale, cresce la logistica artigiana, che oggi conta 250 imprese, con un aumento di 90 unità dal 2020 e un tasso di sviluppo superiore al 56%. Una dinamica spinta dall’e-commerce, dalla riorganizzazione delle filiere e dalla richiesta di servizi sempre più flessibili. Tuttavia, come sottolinea Roberto Boschetto, oltre l’80% delle merci in Veneto viaggia su gomma e il settore resta un pilastro irrinunciabile per la continuità produttiva e l’export.
Boschetto evidenzia come non si sia di fronte a un declino, ma a una trasformazione: meno imprese in numero, ma più strutturate e con più dipendenti. Un equilibrio fragile, però, che rischia di spezzarsi senza politiche mirate sul lavoro, infrastrutture adeguate e un accompagnamento reale alla transizione ambientale, che richiede investimenti elevati e tempi lunghi.
Infrastrutture e burocrazia: i nodi irrisolti
A frenare l’evoluzione del comparto restano criticità strutturali: infrastrutture viarie e logistiche datate, manutenzioni continue, rallentamenti, concorrenza internazionale – spesso dall’Est Europa – e un contesto normativo percepito come un vero labirinto. Secondo Varotto, questi fattori spingono molte imprese a rinviare investimenti in mezzi moderni, digitalizzazione e organizzazione.
Il trasporto merci artigiano resta dunque vitale, ma sotto pressione. La crescita del lavoro e l’aumento dei costi raccontano un settore che chiede regole più semplici, politiche sul lavoro più efficaci e una visione industriale capace di sostenere la transizione senza scaricarne il peso sulle imprese più piccole.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to