Veneto, 4 milioni per rafforzare i Centri per la Famiglia: approvato il nuovo piano regionale
25/03/2026
La Regione del Veneto ha approvato un nuovo Piano operativo per il rafforzamento della rete dei Centri per la Famiglia, con l’obiettivo di rendere più solido e qualificato il sistema territoriale dei servizi rivolti ai nuclei familiari. Si tratta di un intervento che punta a trasformare questi centri in veri punti di riferimento per informazione, ascolto, sostegno relazionale, prevenzione del disagio e promozione sociale, dentro un quadro di welfare più integrato e vicino ai bisogni concreti delle persone. Il piano si inserisce in una sperimentazione nazionale promossa dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è finanziato con 4,07 milioni di euro di risorse statali.
La misura è stata approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore al Sociale e alla Famiglia Paola Roma, che ha indicato nella nuova organizzazione dei servizi un passaggio importante per rafforzare il ruolo preventivo e di presa in carico dei consultori familiari e, più in generale, per costruire una rete più capace di accompagnare le famiglie nelle diverse fasi della vita. Il piano nasce infatti con una logica precisa: non aggiungere semplicemente nuovi sportelli, ma consolidare una struttura territoriale capace di orientare, sostenere e intercettare i bisogni prima che si trasformino in situazioni più complesse.
Come saranno distribuite le risorse tra Ulss e Ambiti territoriali sociali
Il finanziamento complessivo verrà suddiviso tra 9 Aziende ULSS e 6 Ambiti Territoriali Sociali, in un modello di governance multilivello che punta sulla collaborazione tra istituzioni e sulla complementarità tra servizi sanitari, sociali ed educativi. La parte più consistente delle risorse, pari a 3,57 milioni di euro, sarà destinata alle ULSS, mentre 500mila euro andranno ai sei ATS coinvolti: Belluno, Conegliano, Castelfranco Veneto, Legnago, Este e Sona.
Questi ambiti territoriali sono stati individuati anche in relazione ai finanziamenti già ottenuti in alcuni Comuni attraverso il PNRR per l’attivazione di Centri polifunzionali per i servizi alla famiglia. Il nuovo piano consente di valorizzare quelle strutture e di farle evolvere in luoghi strategici per lo sviluppo delle attività tipiche dei Centri per la Famiglia, evitando sovrapposizioni, razionalizzando l’uso delle risorse disponibili e mettendo in connessione fonti di finanziamento diverse. In questo modo, gli spazi già attivati o in fase di sviluppo possono diventare nodi concreti di un sistema più accessibile e coordinato.
Il piano prevede inoltre che alcuni Comuni, già coinvolti in precedenti finanziamenti infrastrutturali per la realizzazione dei centri, possano ora utilizzarli come luoghi di incontro tra famiglie, relazione tra nuclei e costruzione di reti territoriali. È un passaggio rilevante, perché sposta l’attenzione dal solo contenitore fisico alla funzione sociale e relazionale che questi spazi possono assumere all’interno delle comunità locali.
Più informazioni, counseling e sostegno alla genitorialità
Le ULSS avranno un ruolo centrale nel potenziamento dei Centri per la Famiglia come punti di accesso privilegiati alle informazioni su servizi educativi, sociali, sanitari ed economici. Le attività previste comprendono sportelli fisici e digitali, percorsi di orientamento personalizzato, campagne di comunicazione e un’integrazione più stretta con scuole, servizi sanitari e Terzo Settore. L’obiettivo è semplificare il rapporto tra famiglie e servizi, ridurre la frammentazione delle informazioni e rendere più semplice l’individuazione delle risposte disponibili sul territorio. :contentReference[oaicite:8]{index=8}
Accanto a questa funzione informativa, il piano attribuisce grande importanza ai servizi di ascolto e counseling, pensati per intercettare con maggiore tempestività segnali di disagio, rafforzare le competenze genitoriali e sostenere il benessere relazionale dei nuclei familiari. Tra gli ambiti di lavoro rientra anche la promozione dell’affido e dell’adozione, a conferma di un’impostazione che non si limita all’assistenza di base ma guarda a una presa in carico più ampia, capace di accompagnare situazioni delicate e percorsi complessi. :contentReference[oaicite:9]{index=9}
I sei Ambiti Territoriali Sociali coinvolti avranno invece il compito di attivare nuovi Centri per la Famiglia e consolidarne il ruolo informativo, contribuendo così ad ampliare la copertura territoriale e a ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi. Tutti i soggetti coinvolti, ULSS e ATS, dovranno attivare tavoli di coordinamento permanenti, mentre gli interventi previsti dovranno essere realizzati entro 18 mesi. Secondo le stime regionali, il piano potrà interessare potenzialmente 8.000 persone per le attività informative, 6.000 per counseling e ascolto e 3.000 per i percorsi legati ad affido e adozione.
Il ruolo del Terzo Settore e la visione del nuovo welfare familiare
Uno degli elementi più qualificanti della sperimentazione riguarda il richiamo esplicito alla co-progettazione con il Terzo Settore, prevista dal Codice del Terzo Settore e considerata dalla Regione un passaggio imprescindibile per la realizzazione delle attività. L’impostazione scelta mira a coinvolgere soggetti pubblici e privati nella costruzione delle risposte, valorizzando il principio di sussidiarietà orizzontale e la capacità delle reti territoriali di leggere in modo più vicino i bisogni delle famiglie e dei bambini.
La linea indicata dall’assessore Paola Roma insiste proprio su questo punto: soltanto attraverso l’integrazione tra istituzioni, servizi, associazioni e realtà del privato sociale si possono offrire risposte più efficaci a bisogni che, sul terreno socio-assistenziale, si presentano spesso in forme articolate e non riconducibili a un singolo ambito di intervento. Il rafforzamento dei Centri per la Famiglia diventa così il perno di un modello di welfare che non si limita a erogare prestazioni, ma prova a costruire accompagnamento, relazioni e prevenzione.
Nel disegno complessivo della Regione, il piano rappresenta dunque un intervento strutturato e innovativo, destinato a consolidare un welfare familiare territoriale integrato, fondato su collaborazione istituzionale, partecipazione del Terzo Settore e centralità della famiglia. L’obiettivo finale è rendere i servizi più accessibili, più leggibili e più capaci di rispondere ai bisogni emergenti, promuovendo benessere, inclusione sociale e coesione comunitaria in modo più stabile e organizzato rispetto al passato
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to