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Veneto, parte la riforma del commercio: nuova legge e piano per negozi e centri storici

21/01/2026

Veneto, parte la riforma del commercio: nuova legge e piano per negozi e centri storici

La Regione del Veneto ha aperto ufficialmente il cantiere di riforma del sistema commerciale regionale con un incontro tra l’assessore Massimo Bitonci e un’ampia platea di soggetti: ANCI, associazioni di categoria, imprese, enti locali e organizzazioni dei consumatori. È l’avvio di un percorso che corre su due binari dichiarati: una nuova proposta di legge sul commercio e, in parallelo, un piano strutturale di misure per sostenere commercio di vicinato e vitalità dei centri storici.

L’impostazione è politica prima che tecnica: mettere ordine in un quadro normativo percepito come frammentato e, nello stesso tempo, costruire strumenti che aiutino le attività fisiche a reggere l’urto di consumi che cambiano, dell’e-commerce e della crescente competizione territoriale.

Una legge “riordinata”: meno articoli, più procedure certe

Il cuore della riforma è un testo unico che accorpa e aggiorna la normativa regionale sul commercio. Il passaggio simbolico è nei numeri: dagli attuali 166 articoli a 106, con un intervento che la Regione presenta come semplificazione amministrativa e razionalizzazione delle procedure, in coerenza con l’evoluzione normativa nazionale ed europea e con gli obiettivi del PNRR.

Il disegno di legge interviene in modo unitario su ambiti che finora hanno spesso viaggiato su binari diversi: commercio al dettaglio e all’ingrosso, commercio su area pubblica, vendita di stampa quotidiana e periodica, somministrazione di alimenti e bevande, distribuzione carburanti. Nella prospettiva regionale, la parola chiave è “regole chiare”: procedimenti più lineari (con riferimento al ruolo del SUAP), uso di strumenti digitali e tempi definiti per chi investe e per chi controlla.

Sul piano dei contenuti, la bozza dichiara obiettivi che tengono insieme concorrenza e governo del territorio: tutela della libertà d’impresa con regole uniformi, rigenerazione dei centri storici e delle aree urbane, attenzione al consumo di suolo, disciplina di medie e grandi strutture di vendita in coerenza con la pianificazione e criteri di sostenibilità, norme dedicate a e-commerce, temporary store e nuove forme di vendita.

Il calendario: osservazioni entro 6 febbraio, nuovo confronto il 20

Il percorso, almeno sulla carta, ha date serrate. Le categorie presenteranno osservazioni per arrivare entro il 6 febbraio a un testo rivisto, che verrà poi condiviso in un ulteriore incontro il 20 febbraio. Dopo questo passaggio, l’assessore prevede di portare il ddl all’approvazione della Giunta entro marzo, per poi inviarlo al Consiglio regionale e avviare l’iter in Commissione e in aula.

A fare da cornice, la Regione collega il lavoro legislativo a due sedi di confronto: il Tavolo regionale sulla sburocratizzazione (convocato per il 26 gennaio) e l’istituzione di un Tavolo permanente di monitoraggio delle politiche per il commercio.

Il piano per i centri storici: incentivi, digitale e distretti

Accanto alla riforma normativa, Bitonci ha annunciato un piano regionale strutturale per sostenere il commercio di prossimità e contrastare la desertificazione commerciale. Tra le misure indicate: contributi per rinnovamento di spazi e vetrine, sostegni all’innovazione digitale (piattaforme locali, marketing online, pagamenti smart), incentivi a nuove aperture e rilancio di botteghe artigiane, rafforzamento dei Distretti del Commercio e dei “centri commerciali naturali”, semplificazioni per aperture e subentri, governance pubblico-privata con Comuni, Camere di Commercio e associazioni.

Nel 2026 è previsto anche un nuovo bando da 10 milioni di euro dedicato ai Distretti del Commercio, aperto sia ai nuovi distretti sia a quelli già riconosciuti, con particolare attenzione a chi è rimasto fuori dalle edizioni precedenti.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.