Venezia, aggravata la misura cautelare per violenza domestica: arrestato un 28enne
28/01/2026
Un nuovo intervento della Polizia di Stato riporta l’attenzione su un tema delicato e tutt’altro che marginale come la violenza domestica e l’effettività delle misure di protezione previste dall’ordinamento. Sabato scorso, a Venezia, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 28 anni, ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia ai danni dell’ex compagna.
Il provvedimento è stato emesso dall’Autorità giudiziaria veneziana a seguito dell’aggravamento di una misura già in atto. L’indagato, infatti, era stato precedentemente sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima, con applicazione del braccialetto elettronico, strumento pensato per garantire un controllo costante e prevenire nuove condotte persecutorie. Secondo quanto accertato, l’uomo avrebbe però eluso volontariamente il funzionamento del dispositivo, omettendo in più occasioni di ricaricarlo e rendendo di fatto inefficace il sistema di monitoraggio.
Le indagini e il quadro accusatorio
L’attività investigativa ha preso avvio a seguito della denuncia presentata dalla donna nel mese di ottobre. Gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Mestre, impegnati in modo specifico nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere, hanno avviato immediatamente gli accertamenti sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia.
Dalle indagini è emerso un quadro indiziario definito grave. Nel corso dei quattro anni di relazione, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna a reiterate vessazioni fisiche e psicologiche, che non si sarebbero interrotte neppure durante la gravidanza e nel periodo successivo alla nascita della figlia. A rendere ancora più complessa la situazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche il mancato sostegno economico da parte dell’ex compagno.
Sulla base di questi elementi, l’Autorità giudiziaria aveva inizialmente disposto l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla parte offesa, accompagnato dall’utilizzo del braccialetto elettronico.
Dal controllo al carcere: l’aggravamento della misura
Nonostante le prescrizioni, i controlli svolti nel tempo dagli operatori del Commissariato di Mestre e dalla Squadra Volanti della Questura hanno evidenziato il mancato rispetto delle condizioni imposte. In un’occasione, l’uomo è stato rintracciato oltre la distanza minima stabilita dal giudice. A questo episodio si è aggiunta la condotta reiterata di mancata ricarica del dispositivo elettronico, scelta che ha compromesso la funzionalità del sistema di controllo.
Alla luce di tali violazioni, il Pubblico Ministero ha richiesto un aggravamento della misura cautelare. Il Giudice per le indagini preliminari ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere, eseguita dalla Polizia di Stato nella mattinata di sabato.
La vicenda evidenzia, ancora una volta, come la tutela delle vittime di violenza richieda non solo strumenti normativi adeguati, ma anche un costante monitoraggio della loro applicazione concreta. Resta fermo che il procedimento penale è tuttora in corso e che la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata in via definitiva con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.