Cuneo salino, Veneto investe su monitoraggio e barriere antisale
28/09/2026
Monitoraggio scientifico, modelli previsionali e nuove opere per frenare l’ingresso dell’acqua salata nelle risorse idriche costiere. È la strategia illustrata dalla Regione del Veneto nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, al centro della conferenza “Dal monitoraggio all’azione per aree costiere resilienti”, organizzata oggi all’Hotel Aristos di Zagabria con la partecipazione di esperti e istituzioni italiane e croate.
SWAMrisk studia gli acquiferi del Po e della Neretva
Il progetto europeo, avviato nell’aprile 2024, ha una durata prevista di 30 mesi e dispone di un budget complessivo di circa 2,2 milioni di euro. La Regione del Veneto partecipa attraverso la Direzione Difesa del Suolo e della Costa – SOS Lavori e Servizi tecnici ed è stata rappresentata all’incontro di Zagabria dall’ingegner Vincenzo Artico.
SWAMrisk concentra le proprie attività sugli effetti dei cambiamenti climatici negli acquiferi delle aree deltizie del Po, in Italia, e della Neretva, in Croazia. L’attenzione è rivolta in particolare alla siccità e all’intrusione salina, fenomeno che può compromettere la qualità dell’acqua dolce e avere ricadute sull’agricoltura e sugli ecosistemi costieri.
Particolarmente complessa è la gestione della salinizzazione delle falde. Quando l’acqua marina penetra negli acquiferi, infatti, il recupero delle risorse idriche può risultare più difficile rispetto agli interventi necessari per contrastare la risalita del cuneo salino lungo i corsi d’acqua.
Una piattaforma hydro-cloud per prevedere l’evoluzione del fenomeno
Tra gli strumenti sviluppati dal progetto figurano reti avanzate di monitoraggio, simulazioni e modelli idrogeologici, affiancati da una piattaforma condivisa denominata “hydro-cloud”. Il sistema punta a mettere a disposizione delle istituzioni dati e analisi utili per valutare l’evoluzione della salinità e programmare gli interventi sul territorio.
L’assessore regionale all’Ambiente, Clima, Parchi e Protezione Civile, Elisa Venturini, ha indicato come prioritarie sia la capacità di conoscere e prevedere il fenomeno sia la realizzazione delle opere necessarie per limitarne gli effetti.
La Regione ha richiamato anche l’esperienza maturata durante la crisi idrica dell’estate appena trascorsa. In quella fase il CNR, partner di SWAMrisk, ha collaborato con l’amministrazione regionale nel monitoraggio del cuneo salino nel bacino dell’Adige, fornendo dati utilizzati per seguire l’evoluzione della situazione e assumere le conseguenti decisioni gestionali.
Barriere antisale previste alle foci di Po, Brenta e Adige
Accanto alla componente scientifica, il Veneto sta portando avanti interventi infrastrutturali finalizzati alla protezione delle risorse idriche. Tra le opere indicate figurano barriere antisale alle foci dei principali corsi d’acqua, compresi Po, Brenta e Adige.
Queste strutture hanno l’obiettivo di contrastare la risalita dell’acqua marina durante le fasi di ridotta portata dei fiumi, contribuendo a preservare la disponibilità di acqua dolce e i prelievi destinati all’irrigazione.
Secondo Venturini, il fenomeno richiede una gestione coordinata tra territori perché le conseguenze della siccità e dell’intrusione salina superano i confini amministrativi. Il progetto europeo punta proprio a mettere in comune competenze italiane e croate, collegando monitoraggio scientifico, prevenzione e pianificazione degli interventi.
Acqua e agricoltura al centro delle strategie regionali
Il lavoro avviato con SWAMrisk si inserisce in una strategia più ampia dedicata alla difesa delle aree costiere e alla gestione della risorsa idrica. La disponibilità di dati aggiornati consente di individuare con maggiore precisione i territori esposti all’avanzamento dell’acqua salata e di valutare l’efficacia delle misure messe in campo.
Per la Regione, la combinazione tra ricerca, infrastrutture e cooperazione internazionale rappresenta uno degli strumenti attraverso cui ridurre gli effetti delle future crisi idriche, salvaguardando le falde, i terreni agricoli e gli ecosistemi delle aree maggiormente esposte.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to