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Legno in Veneto, prezzo dell’abete triplicato in tre anni

28/05/2026

Legno in Veneto, prezzo dell’abete triplicato in tre anni

Il prezzo dell’abete rosso “in piedi” è passato da 40 euro al metro cubo nel 2021 a 120 euro nel primo trimestre del 2026, triplicando in tre anni. Nello stesso periodo, le materie prime da costruzione hanno registrato aumenti fino al 35% negli ultimi sei mesi. A pagare il prezzo più alto sono oggi segherie e imprese della prima lavorazione del legno, strette tra il rincaro dei tronchi e un mercato dei segati che non cresce in modo proporzionale. È il quadro emerso ad Asiago durante il convegno “Dal Bosco al Prodotto Finito”, promosso da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza.

Segherie sotto pressione e filiera fragile

In Veneto la filiera artigiana del legno conta 8.872 imprese e 20.856 addetti, distribuiti tra arredo, segherie, serramenti, edilizia e tappezzeria. Si tratta di un comparto rilevante per l’economia regionale, ma oggi esposto a una forte instabilità, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalle incertezze sui mercati delle materie prime.

Il punto più debole della catena riguarda la prima lavorazione. In tutto il Veneto le imprese boschive e le segherie artigiane sono appena 385, con meno di mille addetti complessivi. Numeri ritenuti insufficienti per sostenere una vera filiera corta regionale del legno, soprattutto in una fase in cui la dipendenza da semilavorati esteri pesa sui costi e sulla competitività delle imprese.

Secondo Maurizio Cattai, presidente della Federazione Legno di Confartigianato Imprese Veneto, dopo la grande disponibilità di legname generata dalla tempesta Vaia e dall’attacco del Bostrico, quel patrimonio non è stato valorizzato pienamente sul territorio. Troppo legno, ha spiegato, è uscito grezzo, mentre una parte consistente del valore aggiunto è finita all’estero. Oggi molte imprese venete si trovano così a importare semilavorati da Austria, Germania e Slovenia a prezzi molto elevati.

La proposta: un Patto Legno Veneto

Per Confartigianato, il Veneto vive una contraddizione strutturale. Oltre un terzo del territorio regionale è boscato, ma tagli e utilizzazioni restano inferiori al potenziale sostenibile. Da qui la richiesta di una governance della filiera capace di collegare proprietari forestali, imprese boschive, segherie e trasformatori.

La proposta avanzata durante il convegno è quella di un “Patto Legno Veneto”, pensato per costruire una filiera corta regionale. Tra gli strumenti indicati ci sono contratti di filiera, incentivi alla viabilità forestale, sostegno alle segherie e premialità nei bandi pubblici per l’utilizzo di legno veneto certificato.

L’obiettivo è aumentare la quota di approvvigionamento locale, trattenere più valore sul territorio e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Per Cattai, non si tratta di un semplice grido d’aiuto, ma della richiesta di mettere finalmente la filiera del legno al centro dell’agenda politica regionale.

Proprietà frammentata e domanda debole

La difficoltà principale resta la frammentazione della proprietà forestale. Il patrimonio boschivo veneto copre circa il 23% del territorio, pari a 420 mila ettari, ma è diviso in una moltitudine di piccoli appezzamenti spesso complicati da gestire. Secondo Alessandra Stefani, presidente del Cluster nazionale Italia Foresta Legno, anche i piccoli proprietari possono però fare rete, unendo gli ettari disponibili e costruendo basi comuni di vendita.

Davide Pettenella, professore di Economia e politica forestale all’Università di Padova, ha evidenziato il paradosso del momento: i proprietari forestali vivono una fase favorevole, mentre chi trasforma il legno è in forte difficoltà. Le segherie soffrono perché il prezzo del legname lavorato resta basso rispetto agli anni precedenti e le aspettative di mercato sono frenate dalla stagnazione economica.

Una possibile occasione potrebbe arrivare dalla nuova strategia nazionale sulla casa. Secondo Pettenella, il legno da costruzione può diventare uno strumento intelligente per valorizzare le risorse forestali locali. Gli scarti della lavorazione, inoltre, possono alimentare la produzione di biomassa a fini energetici, un settore destinato a crescere entro il 2050.

Chiesto un tavolo regionale permanente

Dal confronto è emersa anche la preoccupazione per la concorrenza straniera nelle prime fasi della filiera e per la debolezza della domanda finale. Paola Zanotto, presidente provinciale del Sistema Legno-Arredo di Confartigianato Imprese Vicenza, ha parlato di imprese strette tra burocrazia, margini quasi azzerati e difficoltà strutturali legate alla frammentazione fondiaria.

Per Zanotto, politica locale, regionale e nazionale devono lavorare insieme per sviluppare una filiera a chilometro zero e guidare anche i piccoli proprietari nella gestione e valorizzazione del patrimonio boschivo. La richiesta è quella di affrontare criticità radicate da anni con strumenti operativi e non con interventi episodici.

Confartigianato Imprese Veneto ha chiesto la convocazione di un Tavolo regionale permanente della filiera legno, con monitoraggio trimestrale dei prezzi, mappatura dei fabbisogni delle PMI e misure concrete per rafforzare la filiera corta. Una risposta ritenuta urgente per evitare l’ulteriore indebolimento di segherie, imprese boschive e lavorazioni artigiane del legno.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to