Veneto, progetto nelle Case della Comunità contro il declino cognitivo
24/09/2026
Le Case della Comunità del Veneto saranno uno dei punti di riferimento per affrontare prevenzione, diagnosi e assistenza legate ai disturbi neurocognitivi attraverso il progetto “Veneti longevi e in buona salute”. L’iniziativa è stata illustrata il 23 settembre dall’assessore regionale alla Sanità e alla Programmazione sanitaria Gino Gerosa durante il convegno “Un cambio di passo per il disturbo neurocognitivo nella Regione del Veneto”, organizzato all’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Tra le priorità indicate dalla Regione figura il contrasto all’isolamento sociale, considerato uno degli aspetti da affrontare accanto agli altri fattori di rischio modificabili.
Case della Comunità coinvolte nella prevenzione
Il progetto regionale punta a utilizzare le strutture sanitarie territoriali come luoghi di prossimità nei quali intercettare bisogni, promuovere comportamenti favorevoli alla salute e sostenere persone e famiglie alle prese con problemi di decadimento cognitivo.
Secondo Gerosa, l’aumento della popolazione anziana rende necessario rafforzare l’attenzione verso le condizioni che possono favorire o aggravare la degenerazione neurocognitiva. Il tema, tuttavia, non viene ricondotto esclusivamente alla popolazione anziana: durante il convegno è stato richiamato anche il possibile coinvolgimento di persone più giovani, elemento che amplia il peso attribuito alle strategie preventive.
Tra gli interventi indicati rientrano la riduzione dei fattori di rischio vascolare, una corretta alimentazione, l’attività fisica costante e il mantenimento delle relazioni sociali. Proprio quest’ultimo aspetto viene considerato particolarmente rilevante nel lavoro di prossimità svolto dalle Case della Comunità.
Contrasto all’isolamento sociale tra le priorità regionali
La Regione intende inserire il contrasto all’isolamento sociale nel più ampio approccio alla prevenzione dei disturbi neurocognitivi. L’obiettivo è intervenire prima che le condizioni di fragilità si traducano in una perdita più marcata di autonomia, coinvolgendo servizi sanitari territoriali, professionisti e reti familiari.
L’assessore Gerosa ha collegato questa impostazione al modello regionale definito “In Universum Salus”, che considera la salute attraverso una prospettiva integrata. In questo quadro, le Case della Comunità vengono individuate come strutture in grado di offrire un contatto più vicino ai cittadini e di favorire un accesso anticipato ai percorsi di valutazione e assistenza.
Al convegno di Mestre ha partecipato anche il direttore generale dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti. L’incontro ha riunito professionisti ed esperti con l’obiettivo di confrontare modelli organizzativi e priorità regionali per la gestione dei pazienti con disturbo neurocognitivo.
Diagnosi, rete multidisciplinare e sostegno ai caregiver
Il confronto ha individuato diversi passaggi su cui concentrare l’organizzazione dei servizi. Il primo riguarda la prevenzione dei fattori di rischio modificabili, con l’obiettivo di ridurre i casi potenzialmente evitabili attraverso interventi precoci e una maggiore sensibilizzazione della popolazione.
Un secondo tema interessa la comunicazione della diagnosi. La Regione considera questo momento parte integrante della costruzione dell’alleanza terapeutica tra paziente, famiglia e servizi sanitari, soprattutto quando il percorso assistenziale è destinato a svilupparsi nel tempo.
Un ulteriore ambito riguarda la realizzazione di un network diagnostico-terapeutico multidisciplinare, capace di mettere in relazione le diverse professionalità coinvolte e di rispondere sia ai bisogni delle persone con disturbo neurocognitivo sia a quelli dei caregiver.
Il progetto “Veneti longevi e in buona salute” si inserisce quindi in una strategia che punta a spostare parte dell’intervento verso il territorio, affiancando all’assistenza specialistica attività di prevenzione e presa in carico più vicine ai luoghi di vita dei cittadini. Le Case della Comunità avranno il compito di contribuire a questa rete, con particolare attenzione alle persone esposte a fragilità sociali e sanitarie.
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