Carburanti, CNA: prezzi ancora alti nonostante il Brent
25/06/2026
Il Brent è tornato sotto i 70 dollari al barile, vicino ai livelli di fine febbraio, ma benzina e gasolio restano sensibilmente più cari alla pompa. A segnalarlo è la CNA, che evidenzia una distanza ancora marcata tra l’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e i prezzi pagati ogni giorno da imprese e consumatori.
Il petrolio cala, ma i prezzi alla pompa restano elevati
Secondo la Confederazione, in poco meno di quattro mesi il Brent è passato da circa 70 dollari al barile a un picco superiore ai 95 dollari, raggiunto durante la fase di tensione in Medio Oriente, per poi tornare sotto quota 70. Una dinamica che, almeno sul mercato internazionale, ha riportato il petrolio su valori simili a quelli registrati alla fine di febbraio.
Il calo del greggio, però, non si è tradotto con la stessa rapidità sui listini dei carburanti. Benzina e gasolio continuano infatti a segnare rincari compresi tra il 14% e il 16% rispetto alla situazione di partenza, malgrado il taglio delle accise disposto dal Governo per contenere l’impatto degli aumenti.
L’intervento fiscale ha avuto un effetto concreto, ma parziale. Senza la riduzione delle accise, rileva la CNA, il prezzo dei carburanti sarebbe oggi più alto di circa 6 centesimi al litro. La misura ha quindi attenuato il peso dei rincari, senza però risolvere il nodo principale: la lentezza con cui i ribassi del petrolio vengono trasferiti ai prezzi finali.
Per gli artigiani il rincaro pesa oltre 500 euro l’anno
L’impatto è particolarmente rilevante per le piccole imprese che utilizzano quotidianamente mezzi commerciali. CNA porta l’esempio di un artigiano che percorre 30.000 chilometri all’anno con un furgone diesel e consuma mediamente 2.000 litri di carburante: rispetto ai livelli di fine febbraio, il maggiore costo resta superiore ai 500 euro annui.
Per le attività con più veicoli, il peso economico cresce rapidamente. Furgoni, mezzi di servizio e veicoli impiegati per raggiungere cantieri, clienti, consegne o interventi tecnici diventano una voce di spesa più pesante, in una fase nella quale molte imprese devono già fare i conti con costi operativi elevati.
La Confederazione sottolinea quindi una dinamica considerata penalizzante: gli aumenti si trasferiscono alla pompa con grande rapidità, mentre i ribassi seguono tempi molto più lenti. Un meccanismo che finisce per comprimere i margini delle attività produttive e ridurre i benefici che dovrebbero derivare dalla discesa delle quotazioni internazionali.
Chiesto più monitoraggio sulla filiera dei carburanti
Per CNA serve rafforzare il controllo sulla filiera dei carburanti e rendere più trasparente la formazione dei prezzi. L’obiettivo è verificare con maggiore precisione i passaggi che portano dal prezzo del petrolio ai costi sostenuti alla pompa, così da evitare che i ribassi restino bloccati lungo la catena distributiva.
La richiesta riguarda imprese e consumatori, entrambi esposti agli effetti di prezzi che restano alti anche quando il mercato del greggio mostra segnali di raffreddamento. Per le piccole aziende, in particolare, ogni centesimo al litro può trasformarsi in una spesa significativa quando il carburante è parte essenziale dell’attività quotidiana.
La Confederazione chiede quindi che le riduzioni delle quotazioni internazionali si traducano più rapidamente in benefici concreti. Trasparenza, monitoraggio e tempi di adeguamento più coerenti vengono indicati come condizioni necessarie per evitare che la discesa del petrolio resti senza effetti reali sui bilanci di famiglie, artigiani e imprese.
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