Legno Veneto, prezzi triplicati: Confartigianato chiede un patto
02/06/2026
Il prezzo dell’abete rosso “in piedi” è triplicato in tre anni, passando dai 40 euro al metro cubo del 2021 ai 120 euro del primo trimestre 2026. Nello stesso tempo, il costo delle materie prime da costruzione è aumentato fino al 35% negli ultimi sei mesi, mentre segherie e imprese della prima lavorazione del legno restano strette tra tronchi sempre più cari e prezzi dei segati che non crescono con la stessa intensità. È il quadro emerso ad Asiago durante il convegno “Dal Bosco al Prodotto Finito”, promosso da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza per affrontare la crisi della filiera regionale del legno.
Segherie venete sempre più fragili
In Veneto la filiera artigiana del legno conta 8.872 imprese e 20.856 addetti, distribuiti tra arredo, segherie, serramenti, edilizia e tappezzeria. Un comparto strategico per l’economia regionale, oggi esposto a una fase di forte instabilità, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalle prospettive negative collegate anche al conflitto in Iran.
La parte più fragile resta quella della prima lavorazione. Le imprese boschive e le segherie artigiane venete sono appena 385, con meno di mille addetti complessivi. Numeri giudicati insufficienti per sostenere una vera filiera corta regionale del legno, mentre molte attività faticano anche sul fronte del ricambio generazionale e risultano poco attrattive per i giovani.
Per Maurizio Cattai, presidente della Federazione Legno di Confartigianato Imprese Veneto, il territorio non è riuscito a capitalizzare la grande disponibilità di legname arrivata dopo la tempesta Vaia e l’attacco del Bostrico. Troppo legno, ha spiegato, è uscito grezzo dal Veneto, lasciando all’estero una parte significativa del valore aggiunto. Oggi molte imprese sono costrette a importare semilavorati da Austria, Germania e Slovenia a prezzi molto elevati.
La proposta: un Patto Legno Veneto
Secondo Confartigianato, il Veneto vive una contraddizione evidente: oltre un terzo del territorio regionale è boscato, ma tagli e utilizzazioni restano inferiori al potenziale sostenibile. Il patrimonio forestale copre circa 420mila ettari, pari al 23% del territorio, ma è diviso in una moltitudine di piccoli appezzamenti che rendono difficile una gestione efficiente.
Da qui la proposta di un Patto Legno Veneto, pensato per costruire una filiera corta regionale e aumentare la quota di approvvigionamento locale. Tra gli strumenti indicati ci sono contratti di filiera, incentivi alla viabilità forestale, sostegno alle segherie e premialità nei bandi pubblici per l’utilizzo di legno veneto certificato.
Cattai ha chiesto che la filiera venga posta al centro dell’agenda politica regionale. L’obiettivo non è soltanto difendere un comparto in difficoltà, ma ricostruire un collegamento stabile tra proprietari forestali, imprese boschive, segherie e trasformatori, evitando che il territorio continui a perdere materia prima e valore economico.
Pettenella: “Il legno da costruzione è un’opportunità”
Nel corso del convegno, Davide Pettenella, professore di Economia e politica forestale dell’Università di Padova, ha spiegato che le segherie sono oggi il segmento più esposto della filiera. Il prezzo del legname lavorato resta più basso rispetto agli anni precedenti e le aspettative di mercato sono condizionate dalla stagnazione economica.
Il paradosso, secondo Pettenella, è che i proprietari forestali stanno vivendo una fase favorevole, mentre chi trasforma il legno subisce margini sempre più ridotti. Una possibile opportunità può arrivare dalla nuova strategia nazionale sulla casa: il legno da costruzione può diventare uno strumento intelligente per valorizzare le risorse forestali locali.
Il docente ha richiamato anche il tema energetico. Utilizzando legname di qualità, gli scarti della lavorazione possono alimentare la produzione di biomassa. Entro il 2050, ha ricordato, i consumi di biomasse legnose sono destinati a raddoppiare, aprendo nuovi scenari per una gestione più integrata della risorsa forestale.
Frammentazione fondiaria e importazioni
Alessandra Stefani, presidente del Cluster nazionale Italia Foresta Legno, ha insistito sulla necessità di una governance moderna della filiera forestale. Anche i piccoli proprietari, ha osservato, possono fare rete, unendo gli ettari disponibili e creando basi comuni di vendita. Solo così sarà possibile aumentare l’offerta locale di materia prima e ridurre la dipendenza dagli acquisti all’estero.
Il rischio legato alle importazioni è stato richiamato anche da Paola Zanotto, presidente provinciale del Sistema Legno-Arredo di Confartigianato Imprese Vicenza. In una fase di turbolenza geopolitica, ha spiegato, politica locale, regionale e nazionale devono lavorare insieme per affrontare criticità radicate da tempo.
Zanotto ha descritto le imprese come strette tra burocrazia, margini quasi azzerati, concorrenza straniera anche nelle prime fasi della filiera, frammentazione fondiaria e vincoli ai tagli. Per il sistema artigiano, lo sviluppo di una filiera a chilometro zero diventa quindi una priorità economica, ambientale e strategica.
Richiesto un tavolo regionale permanente
Confartigianato Imprese Veneto ha chiesto la convocazione di un Tavolo regionale permanente della filiera legno, con monitoraggio trimestrale dei prezzi, mappatura dei fabbisogni delle piccole e medie imprese e strumenti operativi per rafforzare la filiera corta.
La richiesta nasce da un’urgenza concreta: evitare che il Veneto, pur disponendo di una risorsa forestale significativa, resti dipendente da semilavorati importati e perda progressivamente competenze, imprese e occupazione nella prima trasformazione del legno.
Il confronto di Asiago ha consegnato alle istituzioni regionali una proposta precisa: passare da una gestione frammentata del patrimonio forestale a una politica industriale della filiera, capace di trattenere valore sul territorio, sostenere le segherie e rendere il legno veneto certificato una risorsa riconoscibile per edilizia, arredo, energia e manifattura.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.