Veneto, 300mila euro per rieducazione e reinserimento dei detenuti
27/08/2026
La Regione Veneto mette a disposizione 300mila euro per finanziare nel 2026 progetti socio-educativi rivolti ad adulti, giovani adulti e minori coinvolti in percorsi di esecuzione penale, sia all'interno degli istituti penitenziari sia nell'area penale esterna. La Giunta regionale ha approvato l'Avviso pubblico destinato a sostenere attività di rieducazione, acquisizione di competenze e accompagnamento verso il reinserimento sociale, con una particolare attenzione alla pratica motoria e sportiva.
Chi potrà presentare i progetti finanziati dalla Regione
Le risorse saranno destinate a proposte elaborate dagli Enti del Terzo settore iscritti al Runts, dalle associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al Rasd e dagli enti no profit che possano documentare almeno tre anni di attività nell'ambito dell'esecuzione penale interna ed esterna.
Per l'annualità 2026 la Regione assegna un ruolo specifico ai progetti che utilizzano sport e attività motoria come strumenti educativi, soprattutto nei percorsi rivolti ai più giovani. L'obiettivo è lavorare sul rispetto delle regole, sulle relazioni interpersonali e sul benessere psicofisico, creando condizioni che possano accompagnare la persona verso un graduale ritorno alla vita sociale.
L'assessore regionale ai Servizi sociali, Famiglia, Longevità, Sport e Politiche abitative Paola Roma ha richiamato l'articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono tradursi in trattamenti contrari al senso di umanità. In questo quadro, le attività socio-educative vengono considerate parte del percorso di preparazione al reinserimento.
Percorsi contro violenza, aggressività e rischio di recidiva
L'Avviso prevede interventi costruiti attorno a diversi bisogni. Tra le attività finanziabili rientrano percorsi per favorire una maggiore consapevolezza dei comportamenti individuali, contrastare i modelli culturali collegati alla violenza di genere e domestica e sviluppare strumenti per il controllo dell'aggressività.
Un'altra area riguarda l'acquisizione di competenze e abilità utili in vista dell'inserimento lavorativo. I progetti potranno concentrarsi sul recupero e sul potenziamento delle autonomie personali, delle capacità operative e delle competenze relazionali. Sono previste anche iniziative rivolte al sostegno della responsabilità genitoriale.
La programmazione punta inoltre a creare interventi capaci di accompagnare la persona nel passaggio tra il periodo di esecuzione della pena e la vita all'esterno. Le cosiddette azioni “a ponte” dovranno integrare presa in carico socio-educativa e mediazione socio-culturale, sostenendo percorsi individualizzati orientati alla responsabilizzazione e all'inclusione sociale attiva.
Progetti sperimentali con il coinvolgimento delle comunità locali
Nell'Avviso sono state inserite anche proposte sperimentali dedicate alla responsabilizzazione degli autori di reato e al coinvolgimento delle comunità locali. Questi interventi potranno essere collegati alle altre iniziative promosse dalla Regione nell'ambito della programmazione triennale in materia di Giustizia.
Il sistema regionale opera sulla base del Protocollo d'Intesa attivo dal 2003 tra Ministero della Giustizia e Regione del Veneto e della collaborazione con le articolazioni territoriali dell'amministrazione della Giustizia. La strategia comprende interventi sul piano sociale, abitativo, educativo, formativo e lavorativo, con l'obiettivo di contrastare marginalità e povertà e ridurre il rischio di recidiva.
Domande via Pec entro il 30 settembre
Le proposte dovranno essere preventivamente validate dalle competenti articolazioni regionali della Giustizia. Le istanze potranno poi essere trasmesse attraverso posta elettronica certificata all'indirizzo [email protected].
La scadenza fissata dalla Regione per la presentazione delle domande è il 30 settembre 2026. I 300mila euro disponibili serviranno così a sostenere progetti rivolti a persone detenute o sottoposte a misure esterne, con percorsi costruiti per preparare il rientro nella comunità prima della conclusione dell'esecuzione penale.
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