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Veneto, 96mila euro per studiare la tartaruga Caretta caretta

03/06/2026

Veneto, 96mila euro per studiare la tartaruga Caretta caretta

La Regione Veneto finanzia con 96mila euro un progetto dedicato alla gestione integrata della tartaruga marina Caretta caretta nel Nord Adriatico, con l’obiettivo di monitorarne la presenza, studiarne il ruolo ecologico e valutare gli effetti sulle attività di pesca e acquacoltura. La Giunta regionale ha approvato l’attivazione di una collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e l’Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po, all’interno di un’iniziativa dal valore complessivo di 113.500 euro.

Ricerca e monitoraggio nelle acque venete

Il contributo regionale sarà finanziato attraverso le risorse del Fondo europeo per gli Affari marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura 2021-2027. Il progetto punta a sviluppare attività di ricerca, gestione e monitoraggio dedicate alla presenza della Caretta caretta nelle acque costiere e lagunari del Veneto.

L’iniziativa nasce in un contesto marino in trasformazione, dove la tutela della biodiversità deve confrontarsi con le esigenze delle filiere produttive legate al mare. La presenza delle tartarughe marine, specie protetta e indicatore della salute dell’ecosistema, richiede infatti strumenti di osservazione puntuali e un coordinamento tra istituzioni, ricercatori e operatori del settore.

Secondo la Regione, il lavoro servirà anche a raccogliere dati utili sulle possibili interferenze tra le tartarughe e le attività di pesca e mitilicoltura. L’obiettivo è costruire una gestione più equilibrata, capace di proteggere la fauna marina e, allo stesso tempo, ridurre gli impatti sulle economie locali.

Il possibile ruolo contro il granchio blu

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda lo studio del ruolo ecologico della Caretta caretta come possibile predatore naturale del granchio blu, specie invasiva che negli ultimi tempi ha provocato danni pesanti al comparto ittico e dell’acquacoltura.

La ricerca cercherà di comprendere meglio le dinamiche naturali del Nord Adriatico e di valutare se la tartaruga marina possa contribuire, almeno in parte, al contenimento biologico della specie invasiva. Si tratta di una prospettiva che richiede analisi scientifiche approfondite, perché ogni intervento sugli equilibri ecosistemici deve basarsi su dati solidi e su un monitoraggio costante.

L’assessore regionale Dario Bond ha definito l’iniziativa un progetto innovativo, capace di unire tutela ambientale, ricerca scientifica e sostegno alle attività produttive del mare. Per la Regione, l’approccio scelto punta a dare risposte fondate alle nuove sfide poste dall’evoluzione dell’ecosistema marino.

Pesca, acquacoltura e convivenza sostenibile

Il progetto non si limiterà allo studio della specie, ma affronterà anche il rapporto tra la presenza delle tartarughe marine e le attività economiche costiere. Tra gli obiettivi indicati dalla Regione c’è la riduzione delle interferenze con mitilicoltura e pesca, attraverso misure di mitigazione e strumenti di monitoraggio condivisi.

Il coinvolgimento degli operatori del settore sarà un passaggio importante. Pescatori e produttori dell’acquacoltura vivono direttamente gli effetti delle trasformazioni marine e possono contribuire alla raccolta di informazioni, alla segnalazione di criticità e alla definizione di pratiche più sostenibili.

La collaborazione tra Regione, Università di Padova ed Ente Parco del Delta del Po permetterà di mettere insieme competenze scientifiche, conoscenza del territorio e capacità di gestione ambientale. Il Delta del Po rappresenta un’area strategica per questo tipo di attività, per il suo valore naturalistico e per il peso delle filiere legate alla pesca e all’acquacoltura.

Bond: tutela ambientale insieme al lavoro

Per l’assessore Bond, la sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla tutela del lavoro e delle economie locali. Il progetto viene presentato come un esempio di sinergia tra istituzioni, mondo della ricerca e produttori, con l’obiettivo di affrontare problemi concreti attraverso strumenti scientifici.

La Regione punta quindi a usare la ricerca non solo per conoscere meglio la Caretta caretta, ma anche per definire politiche più efficaci nella gestione del mare. Monitorare la specie, studiarne le abitudini, valutare il rapporto con il granchio blu e ridurre le interferenze con le attività produttive sono i passaggi centrali di un percorso che guarda alla convivenza tra biodiversità e sviluppo locale.

L’investimento da 96mila euro si inserisce in una strategia più ampia di attenzione al Nord Adriatico, dove cambiamenti climatici, specie invasive e pressione sulle risorse marine rendono necessarie risposte integrate. La sfida, per il Veneto, sarà trasformare i dati raccolti in strumenti operativi utili sia alla conservazione degli ecosistemi sia alla tenuta delle comunità costiere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to