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Parità salariale in Veneto, donne pagate il 25,7% in meno

08/06/2026

Parità salariale in Veneto, donne pagate il 25,7% in meno

Dal 7 giugno entrano in vigore le nuove regole sulla trasparenza retributiva, mentre in Veneto il divario salariale tra uomini e donne resta marcato: nel settore privato, a parità di giornata lavorativa, le lavoratrici percepiscono in media 82,63 euro lordi al giorno contro i 111,25 euro degli uomini. La differenza, pari al 25,7%, è al centro del confronto aperto da Confartigianato Imprese Veneto e dal Movimento Donne Impresa, che l’8 giugno a Rovigo porteranno il tema a Palazzo Roncale.

Occupazione femminile in crescita, ma il divario resta ampio

In vent’anni l’occupazione femminile in Veneto è aumentata del 19,3%, raggiungendo il massimo storico di 974 mila occupate tra il 2004 e il 2023. Il dato conferma il contributo crescente delle donne alla tenuta e allo sviluppo dell’economia regionale, ma non cancella una distanza ancora evidente rispetto alla componente maschile.

Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Veneto si è attestato al 62,3%, quasi 16 punti sotto il 78% registrato dagli uomini. Il quadro nazionale è ancora più critico: in Italia lavora il 53,3% delle donne contro il 71,1% degli uomini, mentre il tasso di inattività femminile raggiunge il 42,4%, coinvolgendo quasi una donna su due.

Il nodo appare ancora più evidente se confrontato con i livelli di istruzione. Secondo le elaborazioni presentate dalla Fondazione Giacomo Brodolini per Confartigianato Imprese Veneto, le donne rappresentano il 57,8% dei laureati complessivi, il 59,4% dei laureati triennali e il 69,4% dei laureati magistrali a ciclo unico. Completano inoltre più spesso gli studi nei tempi previsti e con votazioni mediamente più alte.

Dal 7 giugno nuove regole sulla trasparenza retributiva

Il decreto legislativo 7 maggio 2026 n. 96 recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e introduce nuovi strumenti per rendere più visibili le differenze salariali ingiustificate. Per Confartigianato Imprese Veneto, la norma affronta un passaggio essenziale, ma da sola non basta a colmare il divario: servono politiche capaci di aumentare la partecipazione femminile al lavoro, sostenere l’imprenditoria e favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare.

Il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, lega il tema della parità allo sviluppo economico. In una fase in cui molte imprese faticano a trovare personale qualificato, il talento femminile viene indicato come una risorsa strategica che il sistema produttivo non può permettersi di sottoutilizzare.

Per Veronica Bonsi, presidente del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Imprese Veneto, la trasparenza può incidere su un problema storico: la mancanza di informazioni. Molte lavoratrici, osserva Bonsi, non sanno se ricevono una retribuzione inferiore rispetto a colleghi impegnati in mansioni equivalenti. Con le nuove regole sarà più difficile mantenere nascoste eventuali differenze non motivate.

Part-time involontario e imprese femminili

Tra i dati che saranno al centro dell’iniziativa di Rovigo c’è anche quello del part-time involontario, che riguarda il 13,7% delle donne contro il 4,6% degli uomini. Un indicatore che racconta una condizione frequente di minore continuità lavorativa, minore reddito e possibilità più limitate di progressione professionale.

Sul fronte dell’imprenditoria, in Veneto sono registrate 93.669 imprese femminili, pari al 20,6% del totale delle imprese attive. Il dato è rilevante in termini assoluti, ma resta sotto la media nazionale, pari al 22%. A fine 2025 le donne con cariche imprenditoriali nelle imprese artigiane venete risultano 34.966.

Il Veneto si colloca tra le regioni con la maggiore presenza di imprenditrici artigiane, dopo la Lombardia e insieme all’Emilia-Romagna tra i principali territori produttivi del Paese. Nel lungo periodo, la componente femminile dell’artigianato veneto ha registrato cali meno pesanti rispetto a quella maschile, anche se nell’ultimo triennio le contrazioni sono diventate più marcate.

Il confronto promosso da Confartigianato punta quindi a tenere insieme tre piani: salari, accesso al lavoro e impresa femminile. La parità retributiva, in questa lettura, non riguarda soltanto la busta paga, ma la capacità del sistema economico di riconoscere competenze, percorsi formativi e responsabilità professionali delle donne.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.