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Veneto, aree idonee: tetto dello 0,8% al suolo agricolo

29/07/2026

Veneto, aree idonee: tetto dello 0,8% al suolo agricolo

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il Disegno di legge che individua nuove aree idonee per l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il provvedimento introduce criteri localizzativi uniformi, limiti all’utilizzo dei terreni agricoli, regole per le autorizzazioni e un sistema di monitoraggio regionale. Il testo passa ora al Consiglio regionale, dove inizierà l’iter legislativo.

Obiettivo: 5.828 megawatt di nuova potenza entro il 2030

La proposta normativa dovrà contribuire al raggiungimento dell’obiettivo assegnato al Veneto: installare 5.828 megawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Per la Regione, l’aumento della produzione energetica dovrà essere accompagnato da procedure omogenee e tempi amministrativi definiti, così da offrire maggiori certezze a cittadini, imprese ed enti locali.

L’assessore regionale allo Sviluppo economico e all’Energia, Massimo Bitonci, ha spiegato che la legge punta a favorire gli investimenti, sostenere la competitività del sistema produttivo e promuovere l’autoconsumo e le Comunità energetiche rinnovabili. Il testo interviene inoltre sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla semplificazione del percorso autorizzativo per gli operatori.

Tra le tecnologie disciplinate figurano gli impianti agrivoltaici, i sistemi di accumulo dell’energia, gli elettrolizzatori e le strutture alimentate a biomassa o biometano. L’intenzione è predisporre un quadro unitario per tipologie di impianto differenti, evitando interpretazioni disomogenee tra i territori.

Priorità alle aree già trasformate e infrastrutturate

Il Disegno di legge orienta la localizzazione degli impianti verso superfici già utilizzate, compromesse o servite da infrastrutture. Tra le aree considerate idonee rientrano le pertinenze della Superstrada Pedemontana Veneta, gli spazi collegati a opere pubbliche o di interesse pubblico, gli interporti, le zone portuali a vocazione industriale e le cave già ricomposte.

Secondo l’assessore al Governo del territorio, Marco Zecchinato, la scelta permette di ampliare la produzione da fonti pulite limitando gli effetti sul paesaggio e sui terreni destinati alle coltivazioni. Il provvedimento prevede criteri urbanistici comuni e rafforza le protezioni applicate ai beni paesaggistici, alle testimonianze culturali e alle aree agricole considerate di particolare pregio.

La pianificazione regionale dovrà quindi indirizzare gli impianti verso luoghi compatibili con le caratteristiche del territorio, valutando la presenza di infrastrutture, l’impatto visivo, la destinazione urbanistica e il rapporto con le attività economiche già insediate.

Impianti agricoli limitati allo 0,8% della SAU regionale

Uno dei principali elementi della proposta riguarda la tutela della Superficie Agricola Utilizzata, la SAU. I terreni agricoli destinati a nuovi impianti non potranno superare complessivamente lo 0,8% della superficie utilizzata a livello regionale.

È previsto anche un limite su base locale: in ogni Comune gli impianti potranno occupare al massimo il 2% della SAU. Le amministrazioni comunali avranno la possibilità di elevare la soglia fino al 3%, ma esclusivamente nel caso di strutture destinate all’autoconsumo industriale oppure alla produzione nell’ambito delle Comunità energetiche rinnovabili.

Le percentuali consentiranno agli enti locali di valutare preventivamente il peso degli insediamenti energetici sul proprio territorio. Il limite comunale dovrebbe inoltre evitare la concentrazione eccessiva degli impianti in poche aree, distribuendo in modo più equilibrato il contributo richiesto alla produzione regionale.

Un sistema regionale controllerà il consumo di suolo

Il Disegno di legge istituisce un sistema di monitoraggio della SAU, collegato e interoperabile con la piattaforma nazionale. Lo strumento dovrà registrare le superfici agricole interessate dai progetti e verificare costantemente il rispetto dei limiti regionali e comunali.

I dati raccolti saranno messi a disposizione delle amministrazioni coinvolte nei procedimenti, permettendo di conoscere la quota già occupata e quella ancora utilizzabile. Il monitoraggio dovrà sostenere anche la programmazione territoriale, fornendo un quadro aggiornato sull’espansione degli impianti e sulle conseguenze per le produzioni agricole.

Il testo approvato dalla Giunta è stato elaborato attraverso il confronto con istituzioni, rappresentanze economiche e portatori di interesse. Con il passaggio in Consiglio regionale potranno essere presentate modifiche e integrazioni prima dell’approvazione definitiva della nuova disciplina veneta sulle aree idonee.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.